Nel paradigma dell’arte concettuale, la performance condivide con altri mezzi di rappresentazione la sua austerità. Nel caso in cui, oltre al corpo e alla sua espressività nello spazio-tempo, si utilizzi qualche elemento materiale, la selezione es cruciale: nelle migliori performance l’oggetto è semplice, modesto e di uso comune. La sua pregnanza, invece, ci radica in un luogo e in un’epoca determinati; e allo stesso tempo, stimola la nostra immaginazione dal concreto all’universale. Come un talismano magico, capace di far coincidere le coordinate locali e concettuali.
Così avviene nell’opera Il muro di sapone di Monica Mura con il sapone di Aleppo. Sia nella forma di blocco, sia nella sua semplice unità como saponetta manipolata dall’artista, ci connette a quella e ad altre guerre che dimentichiamo secondo l’agenda dei media. E allo stesso tempo, a ogni situazione personale, sociale e umana que richiederebbe il nostro impegno e non “lavarci le mani” con indifferenza.
Eppure, lavarci le mani è un gesto che dobbiamo compiere anche quando è necessario prenderci cura di noi stessi, prima di curare o cucinare… dobbiamo lavarci le mani per iniziare una nuova pagina. E riavviare la speranza.