■ Monica Mura (Cagliari, 1979) è un’artista interdisciplinare di proiezione internazionale, riconosciuta per una pratica che ibrida ricerca, creazione e mediazione da una prospettiva critica ed etnografica. Attraverso il corpo e l’autorappresentazione, la sua pratica esplora i confini tra reale e virtuale, intimo e collettivo, integrando la dimensione sociale e culturale per proiettare il suo discorso dal contesto europeo a un orizzonte globale.
La sua carriera si distingue per una precocità riconosciuta fin dagli esordi: a soli 19 anni partecipa alla Esposizione Europea di Pittura U.M.C. (1998) al Castello di Udine, un traguardo che colloca la sua opera iniziale nel circuito internazionale di fine Novecento. Nello stesso anno lascia la Sardegna per trasferirsi a Londra, studiando le grandi collezioni dei musei britannici e sviluppando il suo lavoro con la materia attraverso la sperimentazione della ceramica. L’anno successivo inizia la formazione accademica alla Università degli Studi di Torino (UNITO), laureandosi in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo (DAMS), specializzandosi in Linguaggi Multimediali sotto la guida di Alessandro Amaducci, Giulia Carluccio, Roberto Vecchioni e Ferdinando Scianna.
Nel 2002 si trasferisce in Galizia per completare la formazione presso la Universidade de Santiago de Compostela (USC), collaborando con Margarita Ledo Andión e il Grupo de Investigación Estudios Audiovisuales, consolidando la capacità di guidare progetti transdisciplinari. La sua attività di ricerca si concretizza come relatrice al III Congresso Internazionale Re-Pensar los Museos del Museo Nacional Thyssen-Bornemisza nel 2016 con il testo “De lugar consagrado a las Musas, a space dedicato a las Personas” e nei congressi della Rede Museística Provincial de Lugo (RMPL) tra il 2015 e il 2017, affrontando genere, musei, arte, migrazione ed educazione. Il suo profilo teorico si amplia nel 2020 con la conferenza “Autorrepresentación, cuerpo y memoria” nel seminario permanente di comunicazione e genere CO(M)XÉNERO 4 presso la USC.
Nel 2023, il suo dialogo con la scienza si concretizza nel Progetto Meitner dell’Instituto de Física Corpuscular (IFIC) e della Universitat de València (UV), volto a contrastare l’effetto Matilda attraverso l’arte. La mostra itinerante Pioneras. Mujeres de la Física Nuclear y de Partículas, inaugurata alla Casa de la Ciència del CSIC, integra installazioni tessili di grande formato con fotografia digital e pigmenti dorati. Contemporaneamente sviluppa per la USC il progetto Minerais: ver o invisible. De Haüy á ermeloíta, in collaborazione con il Museo de Historia Natural (MHN) e l’Area di Infrastrutture di Ricerca (RIAIDT), sotto il co-curatela di Óscar Lantes Suárez. In entrambi i contesti, Mura agisce come artista e curatrice, concependo macroinstallazioni site-specific che traducono concetti scientifici complessi in esperienze sensoriali supportate da processi di mediazione.
La sua carriera raggiunge grande rilevanza pubblica in ARCOmadrid. La presentazione della sua opera La nueva armadura (2020) nell’edizione 2021 ha generato titoli su La Vanguardia, Ara Cultura e El Confidencial, oltre a servizi su Telecinco e collegamenti in diretta per Televisión Española (TVE). È stata selezionata come opera consigliata dalla rivista internazionale MOOD. The Art of Today, che le ha dedicato il saggio curatoriale “Integrale… Meeting with Monica Mura” firmato da Íñigo Rodríguez Román. Nel 2024 appare in copertina del numero due di GIMNÁSTICA. Artes y Culturas. Magazine Book con l’opera Antenna Girl e il suo testo “Un corpo consagrado al arte”, diretto da Rubén Barroso. Ha coordinato con il collettivo Mujeres en las Artes Visuales (MAV) iniziative come Caza ARCO (2023) e AmazOFFuturismo (2025), promuovendo la visibilità delle artiste.
La serie itinerante Ellas Cuentan (2016-) e le sue varianti Elas Contan, Elles compten e Issas Contant recupera microstorie di donne anonime, trasferendole dallo spazio domestico a quello pubblico. La proposta ha ricevuto il premio di produzione alla Biennal de Mislata Miquel Navarro (IV ed., 2022) e si è conclusa nel 2023 con una macroinstallazione urbana di 130 ritratti a Santiago de Compostela. La linea di ricerca sull’intersezionalità ha avuto un punto di svolta con la mostra personale E ti que (de quen) vés sendo? (2018) nella Iglesia de la Compañía (USC), recensita dal programma ZigZag di TVG.
Tra le altre opere si segnalano Poder ver, Ver Poder (2018), trasmessa su La aventura del saber (TVE), e Arraixinis: su bellu e su rovésciu (2021) al Museo per l’Arte del Rame e del Tessuto (MARATE). Il progetto Pensamiento Sonoro (2022) ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria MAV all’Intersección Festival presso la Fundación Luis Seoane, e l’accesseit del II Premi Jerònima Galés de Llibre d’Artista (2024).
Dal 2022 si stabilisce a Valencia e successivamente a Madrid (2023), consolidando la sua pratica con la piattaforma Dialèg Obert e progetti site-specific come Cuntzertu pro sonalla manna: Solu T18 (2023), Violac(c)ión (2024) al Museo Lázaro Galdiano e Fragments of Self (2024), esposti in Spagna e Italia. Nel 2026 partecipa al ciclo Visión y Presencia al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, presentando il progetto Cuntzertu pro sonallas.
Il suo lavoro è stato premiato con il Premio XXV Mostra art públic / universitat pública (UV) per Dones i Homes (2022), finalista al XVII Certame Isaac Díaz Pardo (2022), al Premio Intervenciones artísticas KALDARTE XXII (2019) e Mención Exilio a Galerías VII. La Cárcel di Segovia Centro de Creación (2019). Le sue opere fanno parte di collezioni come CGAC, RMPL, MHN (USC), Colección Alterarte (UVigo), IFIC (UV), MARATE e Muséu del Pueblu d’Asturies. Dal 2021 mantiene un Museo Virtuale che garantisce la diffusione globale della sua pratica.