Corpo in transito

Monica Mura parte dal corpo e dalle molteplici variazioni con cui esso assume significati, sia nella posa, nel vestito, nel modo di coprire il sesso, o nello specchio, che riflette anche l’immagine che ciascuno produce. Monica osserva i modi di rappresentazione del corpo, quel materiale, per entrare in un nuovo rito di passaggio, nella costruzione di un modello aperto e in divenire, dove l’atto di guardare diventa interminabile come il desiderio.

Monica Mura parte dalla memoria di sé stessa che emerge da piccole foto di famiglia, dagli animali liberi, da un immaginario di femminilità e narrazione che trasforma in artefatto, in un oggetto che è anche la traccia della sua azione nel modificare le scale e la disposizione dell’oggetto originale, come il punto dorato sulla tela o il brusio dei campanellini in movimento attraversando l’ignoto di uno spazio il cui limite è la notazione dello scambio del volto dell’autrice con i propri.

Monica Mura fa arte politicamente intervenendo su ogni capo per ricodificarlo e presentando la proposta di libertà espressiva. Fa arte politicamente quando ci invita a guardare con la pelle, con il tatto, con l’udito, con il nostro stesso album di esperienze ed emozioni. Lo fa giocando con la parola e prolungando l’ambiguità percettiva della frase comune “…da chi vieni essendo?”, che nella nostra cultura ci conduce verso qualche luogo, forse verso una casa resiliente e verso la scomparsa del genere.

Monica Mura è, lei stessa, un corpo in transito, un oggetto che si sposta verso altre persone, un’opera che ha bisogno di interagire con altre opere e con spettatori che, insieme a lei, siano disposti a far parte dell’opera. Immensa e diversificata, ogni gesto, ogni installazione, ogni residuo, ogni toc-toc configura le mille primavere che animano, dalla Sardegna alla Galizia, la sua opera artistica.

Testo estratto dal catalogo dell’artista — © Margarita Ledo

■ Margarita Ledo Andión

(Castro de Rei, 1951) Scrittrice e regista, professoressa di comunicazione audiovisiva presso l’Università di Santiago de Compostela, le sue linee di ricerca e azione collegano piccole cinematografie, politiche culturali e pensiero femminista. Responsabile del seminario “Co(M)xénero”, curatrice di mostre fotografiche, coordina la serie Para unha historia do Cinema en Lingua galega. Con Santa Liberdade (2004), Liste, pronunciato Lister (2007) e A cicatriz branca (2012) propone una genealogia diversa per il XX secolo, aspetto che risuona anche nella sua opera scientifica. Cofondatrice di NUMAX-cooperativa, è membro della Real Academia Galega, Premio Otero Pedrayo e Premio Nazionale della Cultura Galiziana.

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